La dottrina zen del vuoto mentale

4080.pngUna pratica mentale, unica nel suo genere di vera e propria avventura intellettuale, in cui al commento o all’insegnamento si sostituiscono l’esempio, il fatto, l’esperienza vissuta.

Un viaggiatore incontrò una tigre e fuggì con la belva alle calcagna. Arrivato sull’orlo di un precipizio l’uomo vi saltò, afferrandosi a una liana e rimanendo sospeso nel vuoto, mentre la tigre annusava al di sopra di lui. Tutto tremante l’uomo guardò in giù e vide un’altra tigre che lo guardava. Due sorci, uno bianco e uno nero, si misero a rodere la liana alla quale era sospeso. L’uomo vide allora vicino alla sua testa una appetitosa fra-gola selvatica. Tenendo la liana con una mano, colse con l’altra la fragola e la mangiò. Era deliziosa!

Nel loro sforzo per superare il mondo dell’intelletto i Buddhisti Zen hanno sempre messo l’accento sull’importanza dell’istantaneità. Non dovrebbe essere consentito alla riflessione di frenare la rapidità di una risposta, e come il suono di una campana si fa sentire nello stesso momento in cui si produce, così l’uomo dovrebbe coltivare in se stesso una presenza di spirito capace di condensare una esperienza infinita in una intuizione immediata. Per questo i Maestri Zen non cessano di insistere con i loro discepoli sulla spontaneità della reazione che essi si aspettano da loro.

La conoscenza razionale è razionale solo perché vi si giunge per mezzo della ragione. Le altre conoscenze accessibili con mezzi diversi dalla ragione, non sono, però, irrazionali; sono extra-razionali.

Saper distinguere fra le idee suscettibili di analisi razionale e quelle che non lo sono è il dono degli dèi. Per colui che agisce, è altrettanto importante saper riconoscere la giustezza di un giudizio intuitivo che la solidità di una prova scientifica.

Bodhidharma

6a00d8341c3e6353ef00e54f2401c88833-800wi.jpgBodhidharma, si dice diede il via allo Zen, portando il Buddhismo dall’India alla Cina, verso il 500 d.C.. Sicuramente il suo insegnamento fu molto particolare, poca filosofia, poche parole ma con grande effetto (quello che poi sarebbe diventato la disciplina degli Haiku, le poesie giapponesi ‘risveglianti’). Si dice anche abbia fondato il monastero Shaolin e lo stile di kung fu omonimo, sicuramente vi passò diverso tempo meditando. Questo dice la leggenda, riguardo il suo allievo Huìkě, desideroso di apprendere la Via, ma ignorato da un Bodhidharma in meditazione:

« Mentre il fondatore [Bodhidharma] era seduto in meditazione davanti al muro.
Il suo successore [Huike] era in piedi nella neve.
Si tagliò un braccio e disse: “La mia mente non è pacificata. Per favore pacifica la mia mente”.
Il fondatore disse: “Portami la tua mente e io la pacificherò”.
Il successore disse: “Ho cercato la mia mente e non l’ho trovata”.
Il fondatore disse: “Ho pacificato la tua mente . »

Si dice anche portasse con sè soltanto una copia del Lankavatara Sutra, asserendo che fosse l’unico testo di cui si poteva aver bisogno. La dottrina di Bodhidharma è una non dottrina, assolutamente essenziale, ed è quella che preferisco in modo particolare, con la quale mi sento in sintonia. In sostanza siamo già perfettamente realizzati, non occorre cercare o studiare nulla, anzi questo genera desiderio e attaccamento che portano alla sofferenza. Ogni azione quotidiana è la pratica della via, compiuta con ‘distacco’, mantenendo in equilibrio istinto e razionalità, diventando la cosa stessa che si fa, come se il sè, il soggetto praticante, non esistesse. La meditazione è la più semplice possibile, si prolunga l’intervallo che esiste tra un pensiero e un altro, come ho già detto, finchè il flusso dei pensieri scompare con naturalezza, la mente cessa di esistere e rimane la coscienza divina, da contemplare con estasti e da compartecipare; le difficoltà iniziali si possono superare focalizzando l’attenzione solo sul respiro, che ci collega alla vibrazione dell’universo e dell’energia del quale è composto. E’ la stessa cosa che si fa nelle azioni quotidiane (alcuni lo chiamano Yoga dell’azione), col risultato di ottenere una visione chiara, non disturbata da ansia, fatica, pregiudizi nè frenesia, troppo coinvolgimento, troppo entusiasmo…

L’Entità vivente

download.gifUna volta un mio amico mi ha parlato di Satana, dicendo che la parola ‘Diavolo’ deriva dal latino “Diábolus, -i” (e dal greco antico “Diabolos, -ou”) cioè “Colui che divide”. Detto così sembra una vera stronzata, eppure in parte è vero.

Satana non esiste affatto, però l’idea che ne abbiamo prende forma nel dualismo (colui che divide). Senza dualismo non può esistere Satana, cosi come non esisterebbero dolore/gioia, sofferenza/felicità, buio/luce, salute/malattia. Il dualismo non esiste perchè il nostro corpo è fatto di energia, non di materia, e quella energia è la stessa di tutti gli altri corpi e oggetti che compongono l’universo. La stessa identica, senza separazioni, e questo è stato osservato in fisica quantistica; tornerò su questo argomento in un prossimo post.

Dunque tutto, noi compresi, fa parte di una singola entità vivente, nessuna separazione, nessun dualismo. E’ evidente, proprio per questo motivo, che noi modifichiamo la realtà tramite questa energia che ci compenetra tutti: pensate a una persona gioiosa che contagia chi gli sta attorno; o al contrario pensate quando siete di cattivo umore, o depressi, tutto intorno a voi sembra più grigio; potrei citare mille altri esempi.

Con questo non voglio dire che se uno viene da voi con una motosega per staccarvi la testa, voi non muoriate; voglio dire che col giusto modo d’essere non potrà mai capitare che uno venga da te con una intenzione simile. Dunque pensare sempre che ci sia Satana dietro l’angolo pronto a ghermirci, ci porterà a far succedere qualcosa di spiacevole. E non ha senso far del male agli altri (persone o animali) perchè la nostra energia è la stessa, la stessa entità vivente per tutti! Se si fa del male a un altro, quindi, l’abbiamo fatto a noi stessi, quel male ci tornerà indietro, magari sotto altra forma.

Dunque non attacchiamoci alle forme che prende questa realtà: è un’illusione, in costante mutamento e impermanente.
Non agiamo pensando al bene o al male: l’azione realmente spontanea è quella giusta.
Non desideriamo troppo: il desiderio crea la mancanza proprio per poi poter realizzare il desiderio stesso.
Non pensiamo troppo al futuro o al passato: esiste solo l’attimo presente.

La vacuità è lo stato potenziale in cui tutti i fenomeni che compongono la realtà possono crearsi e interagire; quindi la vacuità è l’essenza ultima della entità vivente. Vivete in pieno la vostra vacuità, compite con vacuità ogni vostra azione quotidiana.