21° secolo: la fine del global warming?

7890.jpgIl clima sulla Terra dipende dall’intensità della radiazione solare e da meccanismi interni l’atmosfera, tra i quali: le grandi correnti oceaniche, la copertura nuvolosa e la percentuale di gas ad effetto serra. Quando uno dei principali elementi climatici subisce un mutamento si ripercuote anche sugli altri secondo un principio di ‘azione-reazione’. Ovviamente il sole sfugge a questa regola producendo pesanti cambiamenti all’interno dell’atmosfera terrestre senza subirli. Come molti già sanno l’attività solare ha toccato, tra ottobre 2007 e Aprile 2008, il suo minimo undecennale, che si palesa attraverso una drastica riduzione delle macchie solari (Sunspots). Di norma alla fine di un ciclo i sunspots riprendono ad aumentare inaugurando una nuova fase di crescita; stavolta non solo non si può definire concluso il minimo, ma la reiterata assenza di macchie solari comincia a farsi preoccupante. Alcuni ricercatori affermano che questa stentata ripresa non rappresenti soltanto la fine di un ciclo undecennale, ma che inauguri un possibile minimo a scala secolare. Se a tutto questo aggiungiamo l’ormai imminente raffreddamento delle correnti atlantiche (ciclo AMO) e l’inizio della fase fredda della PDO c’è davvero di che riflettere.

Le possibili variazioni climatiche legate all’anomalo andamento dell’attività solare potrebbero risultare ancor più importanti grazie al contributo di alcune teleconnessioni oceaniche. In questo caso osservati speciali sono la PDO e l’AMO, che stanno per: Pacific Decadal Oscillation e Atlantic Multidecadal Oscillation. Come suggeriscono gli acronimi stessi si tratta di due oscillazioni pluriennali, i cui cicli si alternano, rispettivamente, ogni 20-40 anni (anche se per la AMO questo intervallo non è certo). Tempi sufficientemente lunghi per lasciare il segno sull’andamento climatico globale, sia nelle fasi ‘positive’ che in quelle ‘negative’.

Il caso ha voluto che in concomitanza col minimo undecennale dell’attività solare (ormai più che dodicennale) entrambe le oscillazioni stiano scivolando verso la loro fase fredda. Un abbassamento contemporaneo delle temperature superficiali del Nord Atlantico, del Pacifico orientale e dei mari prospicienti la West Coast potrebbe produrre, entro qualche anno, un importante calmierazione del riscaldamento globale. Questo grazie non solo alle minori temperature di ampie porzioni di oceano, ma anche alla modifica di teleconnessioni decisive come l’ENSO (Nina e Nino) e la Corrente del Golfo. Se nei prossimi anni questo mix di fattori non dovesse imprimire una svolta all’attuale trend termico allora avremo la certezza che i primi responsabili del cambiamento climatico sono i forcing antropici.

Tratto da: 3bmeteo

21° secolo: la fine del global warming?ultima modifica: 2008-12-23T13:48:35+01:00da providence_77
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