Sogno

Mi ero improvvisamente addormentato.
Certo, da molto stavo aspettando questo momento, ma non avevo creduto che sarebbe potuto arrivare cosi improvvisamente.
E neppure avrei potuto pensare di ritrovarmi in quel luogo in cui ero apparso, poiche` cio` che avevo in mente era tutt’altro.
Ho notato che la mente ignora del tutto le tracce e i suggerimenti che gli forniamo per qualunque tipo di sogno, e fa quello che vuole, o forse attinge ad un’aurea in cui sono immagazzinati tutti i nostri sogni, passati e futuri.
Be`, come ho gia` detto, non mi sarei mai aspettato di trovarmi in un luogo cosi strano e sconosciuto.
I colori che costituivano quel mondo erano perlopiu` opachi e grigi; anzi, ahh!, sembrava fossero stati disegnati a matita! Ed e` strano che solo ora osservi che, come nei ritratti disegnati con semplici tratti di matita, risulti piu` evidente la vitalita` del disegno, il suo spirito, le impressioni che l’autore, in proporzione alla sua capacita`, ha voluto imprimervi : spesso un ritratto di questo tipo, comunica piu` sensazioni di quanto possa fare uno magari disegnato a colori e con una tecnica particolare.
Ebbene, in questa visione provavo che cio` era esattamente vero. I disegni si susseguivano come frattali immaginari disegnati a matita; quel colore grigiastro comunicava direttamente con l’anima, e contribuiva a dare una nuova dimensione a quel mondo. Ma non e` solo per questo che affermo che la geometria di quelle visioni non era affatto euclidea, lineare. Tutt’altro.
Forse tutto cio` si poteva spiegare con il fatto che un oggetto cambia a seconda del punto di vista e del modo col quale lo si guarda; forse, il particolare algoritmo utilizzato dal cervello per unire le immagini separate che ci giungono dai due occhi nel mondo reale, qui era diverso, e questo causava le visioni che avevo. Probabilmente le immagini trasmesse dagli occhi al cervello, leggermente diverse, venivano sovrapposte o sfasate, e si formava cosi un’immagine che era a meta` tra le due, frutto di qualche elaborazione particolare, quale per esempio un fade o la proiezione su un piano avvallato o distorto (immaginate la superficie di una sfera e proiettatevi sopra un’immagine in movimento).
Non riuscivo a vedere null’altro che questo alternarsi di paesaggi fittizi, angoli convessi che poi apparivano ottusi, spigoli che si rivelavano sferici e via dicendo. C’erano buche che si aprivano in profondita` e altre che salivano inspiegabilmente verso l’alto, dove persisteva una tenue colorazione chiara, simile a bruma.
Fluttuavo, sorvolando quel grigiore continuo fatto di paesaggi e luoghi, montagne prive di vegetazione e valli deserte; mi chiedevo di cosa ero fatto, cos’ero. Non scorgevo nessuna parte di me, quasi che fossi uno spettro, o l’aria stessa (se aria vi fosse stata), o una sfera che in ogni punto della sua superficie ha un occhio, e con ognuno cerca inutilmente di vedersi.
Quando cominciavo a chiedermi quando tutto cio` sarebbe finito, capii che quello era solo un luogo di transizione…..che cio` a cui ero destinato era un altro posto a cui presto sarei arrivato viaggiando attraverso quella strana dimensione.
All’improvviso tutto svanii come era comparso. Stavo attraversando una sostanza porosa e nera e intorno a me non riuscivo a scorgere nulla. Mi sentivo come una palla di mercurio, che si estende fino a diventare un ellisse in ogni direzione, e ogni volta, quando e` sul punto di disgiungersi, torna ad essere una sfera e subito dopo si riovalizza, e via di seguito, con un moto costante e regolare.
Alcuni attimi dopo ero comparso in una piccola cella con le pareti di pietra. Istintivamente mi avvicinai alle sbarre e notai che la cella era aperta. Ne uscii con circospezione; mi trovavo su uno stretto pianerottolo di ferro con una ringhiera che dava sul vuoto. Ad alcuni passi dalla ringhiera potevo notare il muro della prigione, e sporgendomi si vedeva una serie innumerevole di piani identici a quello sul quale mi trovavo. A destra e a sinistra si ripetevano moltitudini di celle simili a quella in cui ero comparso; ognuna era occupata da una persona. Non ricordo bene quanti individui vidi, quante facce senza espressione, rassegnate a quella prigionia disumana.
Non so bene quando mi accorsi che tutte le celle erano aperte. Ne aprii una e chiesi al prigioniero perche` non usciva, visto che la cella era aperta. La risposta mi agghiaccio` :
« Uscire? E per andar dove? Non ho nulla da fare, da anni sono qui dentro…. non ho piu` ne` passato ne` futuro; non ha senso uscire, come non ne ha la vita intera! »
Udito cio` mi voltai e iniziai a correre lungo la stretta passatoia di ferro, e ad ogni passo si sentiva l’eco rimbalzare lungo le pareti, finche` questo suono periodico e cadenzato non riempi l’aria e mi ipnotizzo`……
Mi trovavo su di una spiaggia senza sapere come vi ero finito. Accanto a me due persone anziane, stavano accovacciate sulla riva del mare. L’uomo stava cercando di consolare la donna che singhiozzava.
Mi avvicinai e chiesi cosa era successo. Risposero che quel gabbiano – mi indicarono il pennuto in volo sopra di loro – aveva abbandonato il proprio cucciolo perche` era malato.
Risposi che quella era la legge della natura, e che loro non avrebbero potuto farci niente.
« Certo » risposero « ma questa e` l’isola della tristezza, ed ognuno deve essere triste per qualcosa »
« Hei amico! » udii una voce venire dal mare.
Mi voltai e vidi un giovane ragazzo su una vecchia barca a remi.
« Dai, sali su, abbandoniamo l’isola della tristezza, poiche` io sono giovane e voglio vivere spensieratamente e in allegria »
Sali sulla barca chiedendogli dove saremmo andati, e lui rispose che ogni luogo sarebbe stato migliore dell’isola della tristezza.
Mentre la barca si allontanava dalla riva, lanciai un ultimo saluto ai due anziani che mi risposero agitando le mani.
Nelle ore successive, io e il ragazzo facemmo a turni per remare; scopri che era alla ricerca di un luogo in cui regnasse la pace, in cui era possibile vivere liberamente e serenamente, un luogo in cui ognuno facesse qualcosa per gli altri senza chieder niente in cambio; il giovane voleva vivere assaporando il piacere delle poesie cantate al crepuscolo, dei balli intorno ad un fuoco, del silenzio e della solitudine quando ne aveva voglia, e dell’allegria e del gioco quando lo giudicasse opportuno.
Gli risposi che probabilmente un luogo del genere non esisteva. Quando gli raccontai del mio mondo, vidi la sua faccia scurirsi e il suo capo abbassarsi in preda allo sconforto.
Allora si alzo` in piedi nella barca traballante, e si getto` in mare, senza ricomparire piu`, lasciandomi li, completamente solo, in mezzo ad un mare sconosciuto.

Sognoultima modifica: 2008-03-11T18:04:05+01:00da providence_77
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3 pensieri su “Sogno

  1. nel tuo racconto il mondo grigio a matita sembrava cosi ondulato e tetro..faceva venire i brividi.erano tratti di matita sottili nella mia immagine che nasceva leggendo.e dune e case abbandonate.e il mare era grigio e il ragazzo era grigio.in cerca di colori troppo brillanti.
    …color pastello mi dicevano…delicato e reale bello in ogni stagione dell´anno.
    quelle cose che semplici danno senso.
    e forse questo cercava quel ragazzo.e le persone nella prigione l´avevano perduto. e i due anziani lo raccoglievano piangendo.
    il senso forse e´ nel non essere soli.il tuo sogno finisce che sei solo..ma si sente che tu non ti sentivi solo, mentre il ragazzo si sentiva perso senza le sue fantasie..vuoto che implode e fa crollare.impalcature di carta velina.illusioni.
    se dentro non sei solo a volte essere soli fuori fa bene.forse mi scrivevi qualche cosa di simile nel commento che mi hai lasciato.vuoto che riempie.aria che passa.pensieri e progetti.
    sono questi che salvano quando il vuoto si svuota, credo..
    grazie del passaggio a presto a

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