09/02/2010
Grano saraceno
Il grano sareceno, nome scientifico Fagopyrum esculentum, è una pianta annuale che viene erroneamente considerata dai più com un cereale (Graminacee), in realtà è della famiglia delle Polygonaceae (come il Rabarbaro e le acetose, ad esempio, con le quali condivide anche le foglie lanceolate e senza gambo). Il frutto ha un elevato valore nutritivo, in quanto contiene tutte le 8 proteine fondamentali (cioè quelle che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare) compresa la lisina, che in genere nei cereali è assente o scarsa.
L'etimologia del nome deriva dal latino fagus (faggio) e piròs (frumento), in quanto i frutti somigliano vagamente a quelli del faggio, le faggette; tutte le Polygonacee hanno semi squadrati con più spigoli, da cui appunto il nome.
E' una pianta estremamente rustica e resistente al freddo, adatta ad un clima temperato fresco o montano; la sua origine sembra sia nella zona Himalayana orientale, ma cresce spontanea anche in Mongolia e in siberia orientale; il termine saraceno sembra sia dovuto alla popolazione che lo ha importato in italia.
E' possibile consumare il frutto bollito o tostato (un po' come l'orzo, ad esempio) oppure macinarlo per ottenere farina, con la quale si può preparare il pane o la pasta.
La raccolta si esegue quando i frutti cominciano ad assumere una colorazione scura, dopodichè si lasciano seccare sul campo o al sole per 10-20 giorni, in modo che i semi maturino completamente, poi si esegue la trbbiatura. Un ettaro di coltivazione può produrre fino a 20 quintali di frutti e quasi il doppio di fieno; può essere utilizzata anche solo per produrre fieno, in questo caso la raccolta si effettua poco dopo l'inizio della fioritura. Inoltre nei terreni poco fertili può essere usata come pianta da sovescio, al pari dei legumi.
22:31
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02/02/2010
Cicoria
La Cicoria (Cichorium intybus) è un tipo di insalata molto conosciuto e apprezzato, di cui si possono consumare le foglie fresche in insalata o bollite, le radici e i fiori. Il suo pregio maggiore è quello di essere una pianta perenne a ciclo biennale, cioè la radice continuerà a rigettare ogni anno, generando rosette di foglie il primo anno e poi lo stelo fiorale il secondo; è una pianta rustica, che si adatta bene a qualsiasi condizione climatica.
Ha delle proprietà importanti, conosciute e apprezzate dall'antichità, è un'erba amara, quindi favorisce la digestione e aiuta il fegato, e inoltre è: diuretica, leggermente lassativa, stomachica, antinfiammatoria, febbrifuga, tonica ( per fegato e cistifellea) e depurativa. La radice, seccata e tostata, può essere usata ed è stata parecchio usata in passato, come succedaneo del caffè (caffè olandese). In Germania era nota come erba del sole o del solstizio (sponsa solis, sposa del sole), forse perchè fiorisce intorno al periodo d'inizio estate o poco dopo.
Un piatto tradizionale e antico sono le Puntarelle, fatto con gli scapi fiorali appena spuntati, tagliati e messi in acqua fredda per farli arricciare, scolate e condite con olio, aglio e volendo alici e sale, il tutto pestato in un mortaio a formare una crema.
12:04
Scritto da : providence_77
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01/01/2010
Romice scudato, acetosa
E' un tipo di acetosa, anzi il nome proprio è rumex scutatus o romice scudato per le sue foglie a forma di scudo, inconfondibili. Parente del Romice, ce ne sono tantissime varietà, ma tutte più o meno hanno le stesse proprietà.
Le foglie si usano in cucina in modo molto simile agli spinaci, quindi leggermente bollite con poca acqua o in insalata. Questa particolare varietà ha un gusto particolarmente buono e delicato, leggermente acidulo e rinfrescante, sembra quasi contenere aceto (come tutte le acetose, da cui il nome appunto); le foglie si possono consumare crude, così come sono.
E' importante notare che questa pianta contiene una discretà quantità di acido ossalico, così come lo spinacio e il rabarbaro, che in forti quantità può risultare dannoso per il fegato. Quindi attenzione a non esagerare, e questo vale anche per gli spinaci e tutti i tipi di romice. Sconsigliato per chi ha subìto fratture, in quanto l'acido ossalico rallenta l'assorbimento del calcio; sconsigliato anche per chi soffre in generale di fegato o gotta, reumatismi o artriti.
Tuttavia non lasciatevi spaventare, il nostro fisico è perfettamente in grado di gestire questa sostanza, così come avviene per le solanacee (patate, melanzane, pomodori etc), anche perchè le sue proprietà sono di tutto rispetto: erba acida, antiscorbutica, astringente, rinfrescante, depurativa, diuretica, lassativa.
Contiene vitamina C e ferro, ossalato di potassio e il già citato acido ossalico. Il succo può essere efficacemente impiegato per togliere la ruggine, la muffa e le macchie d’inchiostro su tessuti di lino, lana, argento e vimini.
06:55
Scritto da : providence_77
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24/11/2009
Rafano
Il rafano (Amoracia Rusticana) è una pianta perenne della famiglia delle Brassicaceae (o Crucifereae), altamente infestante, in cui la parte più usata è la grossa radice, da raccogliere già il primo anno di coltivazione oppure il secondo, in autunno. Conosciuto anche come ramolaccio, cren, barbaforte o rusticano, in inglese horse radish, radice dei cavalli. Ha delle proprietà eccezionali: eupeptica, digestiva, antiscorbutica, diuretica, utile nelle forme reumatiche con circolazione compromessa, antisettica urinaria, antisettica polmonare, espettorante, bechico, antianemico.
La radice si presenta esternamente di colore marroncino, all'interno di colore chiaro; nella foto la varietà nera, più rustica e per alcuni anche più gustoso.
Si può consumare crudo (ad esempio tagliato a carpaccio e condito) o bollito, grattuggiato (sul lesso o sui legumi) o in insalata, sott'oilo o sotto aceto, e apporta una discreta quantità di proteine, soprattutto se consumato crudo. Per il consumo, si deve presentare sodo e rigido, altrimenti bisogna eliminare le parti molli. Il sapore è simile a quello della senape, abbastanza piccante e saporito.
Ha origine nell'europa orientale e in asia minore, preferisce un clima temperato fresco e si adatta a qualunque terreno, anche in zone ombreggiate, si può seminare a fine primavera, ma attenzione perchè è molto infestante; non va consociato con i cavoli o con altre brassicacee.
E' sempre stato usato nella cura della tosse, lasciato a macerare nel miele, e tra le sue tante proprietà stimola la digestione, protegge il fegato e l'intestino, è un discreto antibiotico (per l'olio piccante che contiene) e depurativo, è ricostituente e antiscorbuto (grazie a buone quantità di sali minerali e vitamina C).
Assolutamente da provare!
18:12
Scritto da : providence_77
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11/11/2009
Enotera (Rapunzia)
Parlo di questa pianta molto interessante, avendone trovato un esemplare spontaneo nei pressi dell'orto. Per fortuna non l'ho sfalciato (a volte la pigrizia...) e ne ho notato i fiori stupendi, evidentemente il secondo anno, visto che è una pianta biennale che il primo anno fa una rosetta di foglie vicina al terreno. Dai fiori appunto, e dalla caratteristica di avere le foglie direttamente attaccate al fusto, senza rami secondari, l'ho riconosciuta facilmente.
Il nome Enotera, determinato da Linneo, deriva dalle radici greche oinos (vino) e thèra (desiderio); avendo assaggiato la radice bollita, effettivamente assume il colore rosso del vino e ne ha il retrogusto, oltre ad avere sapore ottimo e delicato.
Alcuni vecchi proverbi tedeschi, anche se non sono riuscito a trovarne le fonti nè spiegazioni più esaurienti, affermano che mezzo chilo di radici di enotera regalano tanta energia quanta quella di mezzo quintale di carne di bue.
L’Enotera (Oenotera biennis L.) è una pianta nota con una miriade di nomi; e detta anche Rapunzia, Enagra o Onagra, erba vitellina o prosciutto dei giardinieri, forse per l'uso culinario che si faceva dei giovani germogli e delle tenere radici, che erano consumate in insalata, mentre le radici più grandi e mature erano consumate cotte. Della famiglia delle Onagraceae, dell’ordine dei Myrtales, e originaria dell’America del nord e pare abbia fatto il suo primo apparire in Italia, in un giardino di Padova, nei primi anni del 1600. Ben acclimatatasi nel nostro paese, di qui si è poi diffusa in tutta Europa, ad oggi da ritenersi spontanea e infestante. Altre fonti ritengono che l’origine di questa pianta sia da far risalire a molto tempo prima; si dice infatti che il filosofo greco Teofrasto (800 a. C.) raccomandasse una pozione a base di estratti di enotera per dissipare gli effetti del vino. Pare che il suggerimento del nostro buon filosofo non fosse per nulla peregrino se, nel 1982 alcuni ricercatori inglesi condussero uno studio al fine di dimostrare la validità dell’olio di questa pianta nel combattere l’alcoolismo. L’enotera si presenta con fusto eretto, poco ramificato, con foglie alterne. I fiori gialli, a forma di imbuto, sono retti da lunghi steli; si aprono la sera. Per questa singolare particolarità, i fiori di questa pianta sono noti anche con la de- nominazione di ”stelle della sera” (per gli anglosassoni la denominazione della pianta è la ben nota evening primrose). Del polline dei fiori dell’enotera vanno ghiotte le api e, soprattutto, le farfalle notturne. E' caratterizzata dall’avere una radice rossastra, carnosa, assai saporita e nutriente che può consumarsi come una comune scorzonera (barba di becco). L’enotera è nota anche come pianta ornamentale, dato il suo bellissimo aspetto. Presenta numerose proprietà medicamentose e per questo è stata spesso utilizzata nella medicina popolare tradizionale. Dalla sua radice si preparano pozioni contro spasmi e disordini dello stomaco, contro enteriti e gastroenteriti ed in genere contro disturbi collegati ad una scarsa funzionalita epatica. Dalle sommità fiorite della pianta si preparano invece decotti per uso interno cui si ascrivono proprietà sedative della tosse e pertosse. I semi, spremuti ad olio, sono uno dei pochi prodotti vegetali, insieme alla Borragine, che forniscono l'acido gamma-linolenico (GLA), dalla cui trasformazione derivano altri acidi grassi essenziali, le prostaglandine della serie 1, ad attività antinfiammatoria e immunomodulante, fondamentali per il buon funzionamento dell'organismo.
Per uso esterno, funzioni emollienti ed antinfiammatorie. Nelle sommita fiorite della pianta si ritrovano flavonoidi, mucillagini, tannini. Il frutto accoglie una capsula a quattro sezioni che contiene un centinaio di piccoli semi.
14:14
Scritto da : providence_77
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12/08/2009
Iperico Perforato
Prorpietà: vasoprotettore, cicatrizzante, antidepressive, vasodilatatore, sedative, ipotensive e antinfiammatorie, antivirali, antieritematose, stimolanti.
L'Hypericum Perforatum è una pianta perenne che può raggiungere gli 80 cm di altezza, e cresce nei prati soleggiati e asciutti.
Sembra provenire dall'arcipelago britannico, ed oggi è diffusa in tutta italia, dalle pianure alle valli montane.
Prende anche il nome di erba di San Giovanni un po' perchè l'apice della fioritura (a seconda della zona) si raggiunge il giorno omonimo del solstizio d'estate (21 giugno) e poi perchè nel medioevo era molto utilizzata dai crociati dell'ordine di San Giovanni per curare le ferite e le abrasioni profonde, in base al principio della somiglianza, molto usato nell'antichità, secondo il quale si usavano erbe dalla forma o con alcuni particolari che richiamavano la malattia o le ferite da curare. In questo caso, osservando in controluce le foglioline dell'Iperico, si notano tanti piccoli fori (in realtà sono piccole condensazioni di olio) che assomigliano a ferite da freccia o da perforazione (da cui l'aggettivo Perforatum).
Contiene pigmento giallo e rosso.
Dal punto di vista medicinale, ha una quantità impressionante di proprietà, molte delle quali sono ancora in fase di approfondimento con test di laboratorio, da parte della 'moderna' farmacologia, che stanno confermando tutte le credenze popolari del passato. Principalmente è un antidepressivo e antivirale privo di effetti collaterali.
Inoltre può curare: isteria, depressione, stati maniacali, febbri intermittenti, dissenteria, renella (sabbia nei reni), emorragie, vermi, bronchiti. E' sempre stato particolarmente apprezzato come rimedio per bruciature e ferite, sia per uso interno che esterno. Un vino all'Iperico, ottenuto macerando nel vino 30-50 grammi di sommità fiorite per una decina di giorni, è ritenuto utile in caso di affezioni dell'apparato respiratorio. Poiché due dei suoi componenti, l'hypericina e la pseudohypericina, hanno manifestato una forte attività antiretrovirale, priva di seri effetti collaterali, sono in corso ricerche per verificarne l'efficacia nel trattamento dell'AIDS. Ugualmente ne è allo studio l'efficacia terapeutica per varie forme di tumore, per alcune malattie della pelle fra cui la psoriasi, per l'artrite reumatoide, l'ulcera peptica, l'Alzheimer e persino per i postumi dell'ubriachezza.
L'olio di iperico, o di S. Giovanni, è efficace contro scottature, prurito, piaghe, infezioni, ferite. Viene assunto come antidepressivo, sedativo, insonnia.
Ricetta: preparare i fiori e i boccioli delle piante fiorite (fine giugno) mantenendo anche parte del gambo, successivamente inserire il tutto all'interno di vasetti ricoprendoli con olio, meglio se extravergine di oliva, mettere a riposare per 30 giorni al sole ritirandolo la notte. L'olio assorbirà il colore dell'iperico diventando rosso. Travasare l'olio filtrando e comprimendo i fiori. Conservare al buio (i principi attivi dell'olio sono altamente fotosensibili, danneggiandosi alla luce).
Dal punto di vista alimentare, la pianta ed il frutto possono essere utilizzati come sostituto del the, ed I fiori per fare l'Idromele.
L'Iperico è ben presente nel folklore e nelle leggende di molti paesi: da sempre associato a talismani ed amuleti protettivi contro il demonio e le stregonerie è protagonista di molte pratiche magiche. Per esempio si dice che raccoglierne la radice la mattina del primo maggio porti a fortunato compimento tutte le imprese che da quel momento si intraprendono. La pianta appesa sopra lo stipite della porta, sempre il primo maggio, protegge la casa dagli spiriti. Raccolta nella notte di S. Giovanni ( la notte delle streghe ) da raccoglitori nudi avrebbe la proprietà di poter essere utilizzata in incantesimi, per conferire la fertilità. Nel nome popolare è legata a S Giovanni Battista e non solo nel nostro paese: in inglese si chiama St. John's Wort. Secondo una delle tante leggende che ne danno motivo il suo stretto legame con il Santo si riferisce al fatto che, strofinando le foglie tra le dita, ne fuoriesce un liquido che le colora di rosso: questo succo è chiamato appunto "sangue di san Giovanni".
09:22
Scritto da : providence_77
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28/06/2009
Garofanino di montagna
Proprietà: emollienti, astringenti, antinfiammatorie, febbrifughe.
Chiamato anche Epilobio montano, è una pianta perenne che cresce nelle zone collinari e montane umide ma soleggiate, assomiglia molto al garofano comune ma ha dimensioni più ridotte (30-80 cm) e fiori rosa, che si chiudono nelle giornate nuvolose e si riaprono con il sole; fiorisce da fine maggio ad agosto, a seconda dell'altitudine e dell'esposizione al sole.
Contiene lo stesso principio attivo presente nei chiodi di garofano, anche se in quantità leggermente inferiore, che ha una forte azione antisettica, disinfettante e fabbrifuga.
Si usano foglie, fiori e frutti (simili apputi ai chiodi di garofano) sia freschi che essiccati all'ombra in tisana, oppure il decotto di radice essiccata al sole.
14:27
Scritto da : providence_77
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28/05/2009
Ortica
Prorpietà: antidiarroiche, diuretiche, cardiotoniche, antianemiche.
Pianta perenne e infestante, può raggiungere l'altezza di due metri e predilige luoghi umidi.
E' ottima da consumare dopo una leggera bollitura, da sola o nei risotti; io la mangio spesso, soprattutto in questo periodo in cui le giovani piante, dal colore verde vivo, hanno già raggiunto una discreta dimensione.
E' necessario farla bollire in acqua (bastano 5 minuti) per eliminare la sostanza urticante (da cui il nome della pianta) che secernono le sue foglie; l'acqua di bollitura poi si può usare per innaffiare le piante in giardino o nell'orto, ha un effetto rimineralizzante e contribuisce a tenere lontano insetti dannosi, quali gli afidi. Per il consumo, conviene coglierla prima della fioritura, altrimenti tutte le sostanze nutritive si perderebbero nei fiori e nei semi.
Contiene vitamina C, azoto e ferro, ed ha proprietà medicinali superlative.
In passato veniva battuta e sfibrata per produrre fili per tessere simili a quelli della canapa o del lino; veniva usata anche per tingere i tessuti, vista l'eccezionale quantità di clorofilla che contengono le foglie: queste tingono di verde, mentre le radici di giallo.
08:55
Scritto da : providence_77
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20/05/2009
Tarassaco
Proprietà: coleretico, colagogo, amaro, tonico.
Con le foglie del Tarassaco si può fare un'ottima insalata, dal sapore leggermente amarognolo, che favorisce la digestione.
La radice, raccolta prima o dopo la fioritura (quindi a fine inverno o in autunno), è utile in generale per la digestione favorendo la produzione di bile del fegato (che concorre appunto nella digestione).
E' utile quindi per depurare l’organismo, stimolare la funzione del fegato, dei reni e dell’intestino.
Il soprannome, dente di leone, deriva dalla forma frastagliata e dentellata delle foglie.
E' una pianta perenne, nel senso che le radici continuano a rigettare tutti gli anni nuovi fusti; inoltre genera tantissimi semi, i famosi soffioni, con cui i bimbi si divertono a giocare.
08:55
Scritto da : providence_77
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24/04/2009
Atreplice
Proprietà: Diuretico, lassativo, rinfrescante.
L'Atreplice è una pianta erbacea annuale, della famiglia delle Chenopodiacee; volgarmente è uno spinacio selvatico.
Sembra essere una pianta rustica e infestante, adattabile ai luoghi freschi di collina e montagna.
Si presenta in due varietà, rossa e verde; quest'anno proverò a seminare la prima, facendo l'esperimento di spargere qualche piantina anche fuori dall'orto, sperando che svolga la sua azione infestante nei prossimi anni.
Dal punto di vista nutrizionale, non ho trovato informazioni certe, ma sembra che sia leggermente inferiore al suo parente spinacio, con il quale tra l'altro non si può incrociare, anche se la cosa è compensata dalla maggior produttività (la pianta può raggiungere anche i due metri di altezza).
Ne ho trovato un curioso riferimento nel trattato medievale De Flore Dietarum (attribuito all'illustre medico cartaginese venuto a Salerno nel 1077 e monacatosi poi a Montecassino) che cito:
"L'atreplice è fredda in secondo grado ed umida in primo, nutre poco, la sua linfa infatti è acquosa
e rapidamente viene espulsa, tuttavia giova a quelli che sono di temperamento caldo ed asciutto"
Questo trattato usa la classificazione basata su vari gradi di caldo/freddo e umido/asciutto, ovvero sui quattro elementi alchemici (o umori), in uso ancora oggi presso alcune scuole di erboristeria tradizionale.
Il principio è simile a quello moderno, lo squilibrio elettrochimico che causa la malattia è classificato come squilibrio degli umori che costituiscono il corpo, in maniera forse ancora più intuitiva.
Nel trattato Atreplice è sinonimo di Blita o Blito, termine ancora oggi usato nel sud Italia; pubblico il trattato per intero qui.
09:48
Scritto da : providence_77
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