30/12/2009

L'Entità vivente - parte 2

angels.jpgCome promesso, proseguo il post L'Entità vivente pubblicato in precedenza, entrando più in dettaglio sull'argomento fisica quantistica.

Negli ultimi secoli, fino a qualche decennio fa, a partire da Aristotele, la materia era considerata composta da atomi solidi, uniti insieme a formare i corpi e le forme.

Fu proprio Max planck, uno dei pilastri fondatori della fisica moderna, ad ammettere che a livello atomico non esisteva nessun tipo di MATERIA bensì un'unica FORZA in grado di mettere in VIBRAZIONE tutte le particelle atomiche componenti un microscopico 'sistema solare'. Insomma uno dei padri del mondo dei Quanti metteva in 'guardia' la galoppante scienza dell'immensamente piccolo, facendo intendere come qualcosa di diverso potesse esistere a livello ENERGETICO generando l'illusione di un fenomeno materiale, concreto, solido.

Riporto di seguito parte di una lettera del grande fisico olandese Bohr, scritta ad Eisenberg nel periodo delle grandi 'rivelazioni' metafisiche e metamatematiche (come quelle di Godel).
Bohr ad Eisenberg: "Einstein dimostra che la misura - la misura dalla quale dipende l'intera possibilità della scienza - la misura non è un evento impersonale che si manifesta con imparziale universalità. E' un atto umano, compiuto da uno specifico punto di vista nel tempo e nello spazio, dall'unico particolare punto di vista di un possibile osservatore. Poi, qui a Copenaghen, in quei tre anni durante gli anni Venti, scopriamo che non esiste un universo oggettivo precisamente determinabile. Che l'universo esiste solo come serie di approssimazioni. Soltanto nei limiti stabiliti dal rapporto che abbiamo con esso. Soltanto grazie alla compresione insita nella mente umana."

Secondo le 'recenti' scoperte (dall'inizio alla metà del secolo scorso), ormai appurate e ampiamente dimostrate, come il teorema di indeterminazione di Heisenberg, la relatività di Einstein e i teoremi di incompletezza di Godel, si scopre che tutti i fenomeni fisici sono relativi rispetto all'osservatore, il quale li influenza in maniera sensibile, e che tali fenomeni fisici non potranno mai essere completamente osservati ed afferrati dalla nostra mente.
Sembra quasi, anzi è proprio così, che la realtà fisica sia generata dalla nostra mente, nonostante i fenomeni siano oggettivi per diversi individui apparentemente separati e indipendenti; in realtà nulla è separato e indipendente, come abbiamo visto, ma tutto fa parte di una sola e unica entità, che vibra, si espande e si contrae componendo l'universo intero.

Questo è confermato ulteriormente, se ce ne fosse bisogno, da fenomeni quali l'entanglement e il rapporto causa/effetto tra i campi quantici.
Il primo afferma due particelle precedentemente entrate in contatto, in seguito rimangono 'legate' l'una all'altra, in modo che qualunque modifica si apporti a una questa si verifica immediatamente anche nell'altra, qualunque sia la distanza che le separa.
Il secondo dipende dal fatto che il campo quantico non è più un oggetto fisico, ma qualcosa che esiste oltre la dimensione spazio-tempo, e rappresenta un campo in cui la particella può effettivamente 'presentarsi' su diverse orbite (ovvero quanti) e con certe probabilità; ma queste probabilità vengono modificate nel caso in cui intorno al campo ne esistano degli altri, appunto secondo un rapporto causa/effetto.

Lascio a voi trarne le conclusioni. Io personalmente rinuncio a cercare di capire di più con la ragione, lasciando invece fluire il mio lato più 'istintivo', contemplativo.
Riporto anche parte di un documento trovato in rete; mi ha colpito molto per la chiarezza e la semplicità:

"Considerate, se lo desiderate, che l'universo sia infinito. Questo deve ancora essere provato, o smentito, ma possiamo assicurarvi che non esiste una fine al vostro essere, alla vostra comprensione, a ciò che chiamereste viaggio di ricerca, o alle vostre percezioni relative alla creazione.
Ciò che è infinito non può essere più di uno, perchè la molteplicità è un concetto finito. Per determinare l'infinito è necessario identificare o definire l'infinito quale unità; altrimenti, il termine non ha alcun riferimento o significato. In un Infinito Creatore esiste solo l'unità. Avete osservato esempi semplici di unità. Avete visto il prisma che mostra colori creati dalla luce del sole. Questo è un esempio semplificato di unità.
In realtà non esiste ciò che è giusto o sbagliato. Non c'è polarità per tutti ciò che, come voi direste, sarà prima o poi riconciliato nella danza del complesso mente/corpo/spirito che ora vi divertite a distorcere in tutti i modi. Questa distorsione non è assolutamente necessaria. Viene scelta da ognuno di voi come un'alternativa per capire l'unità completa di pensiero che lega tutte le cose. Non state parlando di entità o cose analoghe, o in qualche modo uguali. Voi siete ogni cosa, ogni essere, ogni emozione, ogni avvenimento, ogni situazione. Voi siete unità. Voi siete l'infinito. Voi siete amore/luce, luce/amore. Questa è la legge dell'Uno."

20:13 Scritto da providence_77 in Articoli | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: entità, vivente, fisica, quantistica, road, reality | OKNOtizie |  Facebook

29/12/2009

Per l'anno nuovo

230px-Siddhartha_Gautama_Buddha_portrait.PNGRaccogliersi in uno spazio interno,
scoprire il silenzio e la calma
nel respiro di questo attimo
per far scorrere tutto su di noi
è come una goccia di pioggia su una foglia di loto:
ci permette di restare impermeabili alla sofferenza
che scivolando si allontana.

Poetyca
(tratto da http://www.bodhidharma.it/)


Io non lascerò che alla pianta manchi l'acqua
che la spiga non riceva luce e sole
la custodirò da ogni male e da ogni guerra
è il vangelo della terra.

12:55 Scritto da providence_77 in Pensieri | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: happy, new, year | OKNOtizie |  Facebook

16/12/2009

Signoraggio e debito pubblico

Tanzio_da_Varallo,_Davide_e_Golia,_ca._1625_(Museo_civico,_Varallo).jpg

Pubblico un articolo da IlGiornale, secondo me di fondamentale importanza in quanto parla di qualcosa che influisce pesantemente sulla nostra vita, e di cui pochi sono al corrente e ancora meno sono consapevoli di cosa comporti in realtà.

Abbiamo ricominciato a tremare per le banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere? Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà. C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. È così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera. La Banca d’Italia non è per nulla la «Banca d’Italia», ossia la nostra, degli italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro. Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di «federale»), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca centrale europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.
Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto «signoraggio», ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere «in prestito» dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori. Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. È vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei «caduti» per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato la legge che autorizzava lo Stato a produrre il dollaro in proprio.
Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. È questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.